Cultura e persone Racconto

Sapa, la nebbia e una famiglia che non ci aspettava

Due giorni sopra la nebbia, una casa di legno e quattro tazze di tè: quello che resta di Sapa quando la cartolina non arriva.

Siamo arrivati a Sapa con l’idea di restare due giorni. La nebbia aveva altri piani, e anche la signora Mai, che ci ha visti fermi davanti a casa sua a guardare una mappa fradicia e ha deciso che eravamo un problema suo.

Questo articolo è una demo: il testo è finto, i blocchi sono veri. Serve a vedere come funziona l’editor e come esce un racconto pubblicato.

La famiglia che ci ha adottati

Non parlavamo una parola di vietnamita, loro non parlavano una parola di inglese. Non è servito. In dieci minuti eravamo seduti attorno al fuoco con una tazza di tè in mano e un cane che aveva già deciso che il posto migliore del mondo era sopra i piedi di Guido.

Il tè era il quarto. Nessuno contava più, tranne noi.

La casa era di legno scuro, con il riso appeso a seccare alle travi. Fuori la nebbia copriva tutto oltre i dieci metri, e dentro sembrava di stare in un posto senza orario.

La cucina della signora Mai, ore 7 di mattina

Quello che restava della nebbia

Il secondo giorno abbiamo camminato tre ore tra le risaie a terrazza, seguendo il figlio maggiore che ogni tanto si voltava per controllare che fossimo ancora vivi. Le foto di quel pomeriggio sono le uniche prove che il sole, a Sapa, ogni tanto esiste.

Le terrazze prima e dopo la nebbia — stessa ora, giorni diversi
3h di cammino
1.500m di quota
4 tè offerti

Perché torneremo

Perché non abbiamo visto niente di quello che c’era da vedere, e va benissimo così. Sapa da cartolina è rimasta dietro la nebbia: a noi è toccata quella vera, che è meglio.