Una delle immagini che associo maggiormente a Trincomalee è quella delle donne sedute fuori dalle case. Le sedie venivano disposte in cerchio e loro trascorrevano il tempo chiacchierando, ridendo oppure semplicemente restando insieme in silenzio.
Una sedia nel cerchio
Ho avuto il piacere di condividere diversi di quei momenti. Quando mi avvicinavo, mi osservavano con curiosità, mi sorridevano e cercavano subito di coinvolgermi. Non sempre riuscivamo a capirci, soprattutto con le donne più anziane, che conoscevano poche parole d’inglese. Eppure, nel loro cerchio, per me c’era sempre una sedia.
È proprio questo che mi ha colpita: non serviva organizzare qualcosa né avere molto da raccontarsi. La convivialità sembrava nascere dal semplice desiderio di stare insieme e condividere il tempo.

Fraintendimenti
All’inizio persino un semplice sì poteva confondermi. In Sri Lanka viene spesso accompagnato da un leggero movimento laterale della testa, un gesto che ai miei occhi sembrava quasi indicare il contrario.
Con il tempo ho imparato a riconoscerlo, così come ho imparato che una conversazione non dipende soltanto dalle parole. Con alcune donne comunicavo attraverso poche frasi, molti gesti e ancora più sorrisi. A volte non ci capivamo affatto, ma sembrava andare bene lo stesso.
Una delle nonnine mi salutava ogni volta che mi vedeva passare. Sorrideva sempre e, dopo qualche incontro, aveva persino imparato il mio nome. Anche le altre avevano cominciato a chiamarmi da lontano, facendomi sentire sempre meno un’estranea.
Viva i colori
A rendere quei cerchi ancora più belli erano i loro abiti, sempre caratterizzati da colori intensi e fantasie floreali. Rossi, gialli, verdi e blu risaltavano davanti alle case e si mescolavano ai piccoli gioielli dorati che molte di loro indossavano.
Collane sottili, orecchini e bracciali completavano un modo di vestire semplice ma curato.
Nonna Sri Lanka
Poi c’era un’altra nonna, quella che per comodità ho iniziato a chiamare “Nonna Sri Lanka”, perché non sono mai riuscita a ricordare correttamente il suo vero nome per via della sua complessità.
L’ho conosciuta mentre cercava di far rientrare le sue capre nel giardino. Avevo già fatto amicizia con alcuni dei suoi nipoti e lei mi invitò a sedermi con loro. Quando mi vedeva arrivare, si cambiava e indossava uno dei suoi vestiti più belli. Era un gesto piccolo, ma che per me aveva un valore immenso.
Mentre noi ridevamo e cercavamo di parlarci, lei andava a preparare un tè caldo. Non contava ciò che poteva offrirmi: contava il fatto che desiderasse condividere qualcosa con me.
Un ricordo da lasciare
Prima di partire ho pensato a come ringraziare le persone che mi avevano dedicato il loro tempo. Avevo sempre chiesto il permesso prima di fotografarle, così ho deciso di stampare alcuni degli scatti più belli e di consegnarli personalmente.
Vederle riconoscersi nelle fotografie, emozionarsi e mostrarle alle altre persone presenti è stato uno dei momenti più significativi trascorsi a Trincomalee. Prima di andare via ci siamo salutate con un abbraccio.
Sono arrivata pensando di osservare il loro modo di vivere e sono ripartita con una lezione molto semplice: il senso di comunità si costruisce dedicandosi tempo, condividendo ciò che si ha e lasciando sempre una sedia libera per chi arriva.